PSICOPATOLOGIA DEL COMICO (I Tremila Nomi Eccetera)

Terza e ultima parte del cliccatissimo articolo di Emanuele Miola – linguista, enigmista, Gil Grissom – sull’onomastica luttazziana. In molti avete apprezzato, condiviso, spammato su forum di appassionati i due capitoli precedenti; qualcuno ha persino provato a rubarci l’esclusiva in un certo modo simpaticamente goffo. La cosa ci lusinga e vi ringraziamo sentitamente. Un fan ci scrive “A quando un articolo sui nomi Stefano Bettariini e HJ?”; forse il prossimo anno, che comunque non difetterà di sorprese. Per questo 2013 vi salutiamo. Un calunnioso anno nuovo a tutti!

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L’ANTROPONIMIA FITTIZIA DI DANIELE LUTTAZZI PT. 3

di Emanuele Miola

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3. Psico(pato)logia del nome comico.

Concludiamo il nostro excursus con un interessante esempio di nomi desunti da una lista preesistente. Si tratta di una manciata di AF presenti in Come ho catturato Hector Norvo.1 La sezione 4 della prima parte del racconto è dedicata esclusivamente all’elenco dei sei pseudonimi utilizzati, nel corso della sua carriera criminale, dal personaggio eponimo:

Bix L. Bidlo
Boris T. Blank
Flloyd Q. Flake
Slavek J. Hurka2
Yelberton A. Tittle
Lubor J. Zink

A parte il primo, probabilmente formato dalla callida iunctura del prenome del cornettista e pianista jazz Bix Beiderbecke3 e del cognome dell’artista Mike Bidlo, gli altri nomi4 appartengono tutti a personaggi realmente esistiti o esistenti, ma decisamente non di primissimo piano, nel mondo politico, artistico, sportivo o giornalistico. Boris Blank è un musicista svizzero facente parte del duo Yello; Slavek J. Hurka è stato docente universitario di relazioni industriali negli Stati Uniti; Yelberton A. Tittle fu un footballer abbastanza famoso negli anni ’60, mentre Lubor J. Zink era un giornalista ceco-canadese noto per il suo anticomunismo, deceduto nel 2004. Quanto a Floyd Flake,5 si tratta di un politico e pastore protestante americano, il cui middle name reale è Harold.

L’elenco degli pseudonimi non giova alla propulsione della narrazione, tanto che la sezione seguente (la numero 5), inizia con l’auspicio di continuare velocemente con la vicenda, entrando in medias res, dopo un momento, quello della sezione 4, che potrebbe essere considerato di stanca: «Bene. A questo punto non ci resta che procedere, nel modo più rapido possibile, verso il cuore della vicenda.» Né si direbbe che l’elenco sia funzionale al riconoscimento delle false identità di Norvo, dal momento che nel prosieguo della vicenda soltanto il prenome Yelberton viene utilizzato, e un’unica volta, per celare Norvo (parte 4, sezione 1).

Perché allora allentare la tensione narrativa, se non con l’intenzione far ridere? In che modo questa può essere suscitata dai nomi che ci sono proposti?

A un primo sguardo, tali nomi si potrebbero supporre trascelti casualmente dalle pagine di un giornale americano, ma la loro insistita ricorrenza nei testi luttazziani6 tradisce la presenza di una più profonda sinergia tra questi antroponimi, che in effetti appartenevano a una lista precedentemente composta (e certamente conosciuta al nostro autore):7 nel saggio A Surgeons Life,8 Oliver Sacks descrive il caso del dottor Bennett, un chirurgo canadese affetto dalla sindrome neurologica di Tourette, solito ripetere compulsivamente parole e nomi senza una precisa ragione. Bennett aveva preso a raccogliere su un quaderno i circa duecento NP che ripeteva ecolalicamente, ventidue dei quali erano correnti al tempo della redazione del libro.9 Cinque su sei pseudonimi in questione compaiono nel quaderno di Bennett, e le allitterazioni presenti nel sesto, Bix L. Bidlo, lo rendono compatibile con gli altri «cand[ies] for the [Touretter’s] mind»10 ricordati da Sacks.

Nel 1985, Luttazzi redasse una tesina per un esame di clinica psichiatrica indagando la “psicopatologia dell’umorismo” ed avrà per questo frequentato testi in cui si trattava di quegli effetti comici che scaturiscono da giochi verbali dal tono surreale che richiamano le realizzazioni linguistiche di psicotici o paranoici, categorie di persone – ha dimostrato la psicanalisi – abilissima nel creare motti di spirito, che però non comprendono.

Similmente, le produzioni, estemporanee ma ripetitive, degli affetti da sindrome di Tourette saranno in fondo realizzazioni di pazienti che hanno, nei confronti della lingua, «un atteggiamento “sciolto da regole”, proprio come i bambini piccolissimi». Sono realizzazioni perciò assimilabili a forme di comicità quasi surreale, attraverso «un uso “liberato” della fantasia» (Banfi 1995: 52), quasi infantile, caratterizzato dalla abilità nel «trattare le parole in quanto puri oggetti sonori e di creare con esse combinazioni spiritose senza […] merito o consapevolezza» (Paradisi 1987: 231). Gli pseudonimi di Hector Norvo, che pure si ritrovano seminati qua e là nell’opera luttazziana, sono stati, probabilmente, un esperimento, ventennale e rigorosissimo, di psicologia del nome comico; una verifica empirica, attraverso la diagnosi del (sor)riso del pubblico, delle ipotesi scaturite dalle letture psichiatriche e psicoanalitiche dei tempi dell’università.

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4. Conclusioni

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Ben lungi dal voler essere esaustivi, in questo studio si è cercato di dare una panoramica delle tipologie degli AF usati nell’opera del comico Daniele Luttazzi, e di identificare le categorie motivazionali che spingono alla nominazione letteraria umoristica. Appurato che nel testo umoristico , per così dire, “tutto concorre a suscitare il riso del fruitore”, si sono infine suddivisi gli AF a seconda di quattro diverse tecniche utilizzate a questo fine,11 riassumibili sotto le seguenti etichette: callidae iuncturae che indicano un universo lessicale (quello marchionimico) diverso da quello atteso; nomi che alludono ad un’individualità determinata ma con effetto straniante; vituperatio attraverso il significato del NP (velato dallo yiddish); gioco di parole sul significante (ad es., con la ripetizione di suoni occlusivi velari).

Non sarà difficile riconoscere la possibile corrispondenza delle categorie dette sopra con la quadripartizione miglioriniana. A fianco di ogni categoria si dispongono nello schema seguente le tecniche di cui l’umorista si serve per rendere il nome buffo, comico:

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ONOMASTICA.

Va da sé che queste categorie non sono compartimenti stagni, e come uno stesso NP può ricadere sotto più categorie motivazionali, così in uno stesso NP comico si può rintracciare la presenza di più tecniche elencate sulla destra dello schema.

Anche i NP della narrativa comico-umoristica, quindi, vengono scelti con motivazioni che ricadono nella griglia larga proposta da Migliorini, ma l’autore comico è capace di sconvolgere sorprendentemente le attese del lettore-fruitore servendosi delle tecniche proprie dell’umorismo e di trarre dal suo magico cappello, dalle teoricamente infinite possibilità onomastiche, un NP, un AF piegato esclusivamente al fine ultimo dell’umorista: quello di ottenere la più grande risata possibile del pubblico.

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1 Parodia del genere poliziesco apparsa in quattro puntate su Comix, nn. 21-24 (pubblicati a cadenza settimanale dal 25.7 al 15.8.1992), la cui ossatura  portante è stata ripresa in Aden, nel racconto Il Purgatorio? In fondo a sinistra. È probabile che il cognome dellantieroe del racconto sia stato desunto da quello del jazzista americano Red Norvo, una nominazione che tradisce lamore di Luttazzi per la musica jazz.

2 La variante grafica Urka è attestata in Aden. L’AF compare anche in ScL1 e 2.

3 Vero nome: Leon Bix Beiderbecke.

4 Non si considerano qui le iniziali dei middle names inventati degli altri cinque pseudonimi.

5 Per il quale la grafia corretta non prevede la geminazione di <l>. Si noti, en passant, che il prenome (F)lloyd sembra essere molto caro allautore, fin dalla prima traduzione del fumetto #$@&! L’antologia di Lloyd Llewellyn, di Daniel Clowes, tanto che uno dei nicknames con cui Luttazzi si firma sul suo blog è proprio lloyd.

6 Oltre che in Aden, gli ultimi quattro AF della lista si trovano anche in ScL1 e 2. Flloyd Q. Flake è usato anche in Questionario per Cristina, pubblicato su Smemoranda 1994 e reperibile all’url <www.smemoranda.it/agenda/1994/16_mesi/i_testi/questionario_per_cristina> (ecf. anche nota 49).

7 Scegliere nomi da una lista precostituita è pratica comune tra gli scrittori: «[m]any writers select names from lists» (Fowler 2008:99). Si veda ancora Fowler 2008 (con bibliografia) per Shakespeare, James e Zola; Folena [1996] (con bibliografia) per un caso simile in Manzoni.

8 In An Anthropologist on Mars, pubblicato per la prima volta nel 1995.

9 «Of the twenty-two, the name of Slavek J. Hurkaan industrial-relations professor at the University of Saskatchewan, where Helen studiedgoes the furthest back; it started to echolale itself in 1974, and has been doing so, without significant breaks, for the last seventeen years. Most words last only a few months. Some of the names (Boris Blank, Floyd Flake, Morris Gook, Lubor J. Zink) have a short, percussive quality. Others (Yelberton A. Tittle, Babaloo Mandel) are marked by euphonious polysyllabic alliterations» (ibid. : 92).

10 «He calls its [scil. del quaderno] words “candy for the mind.”» (ibid. : 92).

11 Che possono non di meno essere presenti contemporaneamente a gruppi di due o più nello stesso AF...

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SITOGRAFIA (ultimo accesso: 11.07.2012)

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http://www.facceride.it

www.gens.labo.net

www.sex-lexis.com/Sex-Dictionary

www.smemoranda.it/agenda

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