I MILLE NOMI DI MISTER FABBRI

Pubblichiamo di seguito la prima parte di un microsaggio – inedito, ricchissimo, drammaticamente attuale – di Emanuele Miola, luttazziano appassionato, linguista, autore dell’ebook L’Italiano dei Nativi Digitali per la collana I Corsivi del Corriere della Sera.

Scritto nel 2009, l’articolo (integrato e aggiornato per noi) vede Emanuele introdursi con perizia – metà Gil Grissom, metà Cassandra – nel disordinato appartamento in periferia dell’onomastica luttazziana. Nessun crimine vi si è ancora consumato, però hai visto mai, diamo un’occhiata ai cassetti.

Ne esce un’analisi irrinunciabile per chiunque, fan di DL o meno, non si accontenti delle versioni ufficiali e serbi intatti curiosità e senso del gioco. Grazie a Emanuele per averci giudicati una degna cornice, e buona lettura a voi.

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L’ANTROPONIMIA FITTIZIA DI DANIELE LUTTAZZI

di Emanuele Miola

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«Comical names are an integral part of a comic story» (Eric Lax, Woody Allen: A Biography, 2000: 225)

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1. Status quaestionis

Fine precipuo dell’onomastica letteraria è indagare la funzione dei nomi propri (d’ora in poi, NP) nei testi che di volta in volta divengono oggetto d’esame degli studiosi (cfr. Porcelli 2006: 141). Se generalmente con il termine funzione si indica la «specifica produzione di senso in una determinata struttura» (ibid.), quando si pensi al genere narrativo umoristico sarà necessario rifinire il concetto di funzione. Giacché quella comica è «un tipo di testualità che comunque modulata […] ha come obiettivo primario il far (sor)ridere» (Banfi 1995: 20), si può supporre che la funzione dei NP comico-umoristici non produca (soltanto) senso, ma anche debba possedere – in qualche modo – una forza perlocutiva che susciti nel lettore-fruitore il (sor)riso.

Questo articolo si prefigge una prima esplorazione, sulla scorta dei NP usati da Daniele Luttazzi, (a) delle tipologie dell’onomastica letteraria umoristica1 e (b) delle tecniche ed espedienti che rendono il NP risibile in quel dato co-testo, indagando quindi quali siano le motivazioni profonde che muovono l’autore alla scelta di questo o quel NP.

Il campo dell’onomastica letteraria umoristica italiana è stato finora non molto frequentato dagli studiosi,2 e spesso i contributi hanno focalizzato la loro attenzione esclusivamente sulla trasparenza semantica come veicolo privilegiato di comicità per i NP umoristici, sia che costituissero la pointe di jokes autoconclusive,3 sia che fossero usati in racconti di più ampio respiro. Maggiore attenzione è stata riservata ai NP nei racconti umoristico-satirici da parte di studiosi d’oltreoceano, ma anche in questo caso, come dimostra la panoramica di Ashley 2002, pur ricca di esempi che testimoniano che «[n]ames are indispensable in satire» (ibid.: 18), non va oltre la disamina di nomi parlanti o nomi-destino.

Qui si è voluta esaminare l’antroponimia fittizia del “più americano”4 e del più teorico dei comici nostrani: questo ci rassicura che anche l’onomastica non sia stata scelta a caso; quello ci permette di selezionare degli antecedenti o delle convenzioni, con cui confrontare i portati della nostra ricerca.

A livello meramente statistico, i testi che vanno dal 1992 al 19985 rivelano un Luttazzi capace di oltre 400 diverse creazioni antroponimiche:6 preda, cioè, di una ossessione onomastica7 che investe non solo i protagonisti dei suoi monologhi e racconti, ma anche personaggi decisamente secondari, i quali, benché destinati talvolta a eclissarsi subito dopo la nominazione, sono presentati quasi sempre con un prenome e un cognome.8 Non sarà dunque possibile, per evidenti questioni di spazio, dare conto di tutti i NP umoristici luttazziani, e ci si limiterà quindi allo specimen degli antroponimi fittizi (d’ora in poi, AF) presenti in VDtPiC,9 parodia del bestseller degli anni ’90 Va’ dove ti porta il cuore, scritto da Susanna Tamaro, sulla base dei quali si individueranno le tipologie ricorrenti (e le motivazioni comiche soggiacenti) nell’intera opera luttazziana, corredandole di esempi tratti anche da altri volumi più o meno vicini, nel tempo, a VDtPiC.

Infine, a corollario, si darà una lista di NP (nella finzione umoristica, di pseudonimi) rintracciata in un racconto del settimanale Comix (successivamente rielaborato in Aden). Di questi NP si spiegherà la provenienza e se ne motiverà sub specie comica – la presenza nella narrazione.

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2. VDtPiC tra parodia e ipertrofia onomaturgica

La vera e propria ipertrofia onomaturgica di Luttazzi si evince fin dalla dedica parodica di VDtPiC, dove sono enumerati 153 nomi di donna e un soprannome (la Rossa): alcuni di questi nomi sono quelli reiterati non soltanto in opere luttazziane diverse, ma anche all’interno della stessa raccolta, come nel caso di Aden.10 Vale la pena notare, inoltre, che sovente nei titoli di racconti o monologhi compaiono i NP di alcuni personaggi o protagonisti dei testi: Non qui, Barbara, nessuno ci sta guardando; Wanda; Rebecca; Lavinia; per citare solo alcuni titoli di monologhi.

VDtPiC intrattiene con il testo parodiato stretti rapporti a partire dal nome del narratrice e di suo marito: Olga e Augusto in entrambi i testi. I loro cognomi, però, sono invenzione luttazziana, dal momento che sono conosciuti solo con il prenome in Va’ dove ti porta il cuore.

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2.1 Olga Zuegg: callidae iuncturae tra prenomi e marchionimi come medium per la risata

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La protagonista e io narrante di VDtPiC è Olga, come detto lo stesso nome della protagonista del romanzo parodiato, ma in VDtPiC ci è dato anche il suo cognome: Zuegg. Siamo qui davanti a uno dei tanti processi tipici della nominazione luttazziana, che si ritrova per tutta la sua opera. In questi casi, a generare il (sor)riso tramite un sorprendente accostamento di termini è la callida iunctura surrealista tra un prenome inserito nelle possibilità del lessico onomastico e un cognome chiaramente attinto a un linguaggio altro, quello dei marchionimi e della pubblicità. Il comico di questi nomi nasce dalla distonia dei due elementi linguistici che ci sono dati, ma rimane comunque – come spesso è stato teorizzato – «il frutto di una “infrazione di convenzioni”» (Banfi 1995: 27). Altri esempi, tra i tanti, di queste iuncturae comiche sono Mary Clerasil (NP che si trova in CRAM, col secondo membro che è marchionimo di un sapone anti-acne), Virginia Squibb (Aden, crema da barba), Donald Pringle (VDtPiC, snack salati), Irving Volvo (Tabl, automobili), Wanda (e Vincent) Vaporub (Aden, ScL 1 e 2, pomata medicinale), Escobar Dunlop (CRAM, pneumatici), Menachen Indesit (Teat, elettrodomestici).

L’AF più frequente nel nostro corpus è proprio di questo tipo: Barbara Farmoplant (ScL1 e 2; Aden). Sul nome Barbara non si possono che fare ipotesi, che spaziano dal recupero di un personaggio secondario di Lolita e della co-protagonista di Lol, alla “risonanza sonora” dell’occlusiva bilabiale, fino alla possibilità che Barbara alluda a una persona appartenente alla vita privata di Luttazzi, vista la grande popolarità che il prenome conobbe tra gli anni ’70 e ’80 del secolo scorso (Rossebastiano/Papa 2005: s.v.). Il cognome Farmoplant invece è con tutta probabilità desunto dal lessico marchionimico italiano, e precisamente da quello di un’azienda del gruppo Montedison operante nell’industria chimica, tristemente assurta agli onori delle cronache tra il 1987 e il 1988, prima per un referendum consultivo che si espresse per la chiusura dello stabilimento di Massa e, poi, per l’esplosione di uno dei serbatoi dello stabilimento stesso.11

Qualcosa di molto simile avviene quando la iunctura interessa due unità lessicali che provengono entrambe dal lessico onomastico disponibile, ma avvicinando un prenome che produce effetto di realtà ad un cognome famoso (nell’ambito dell’arte, della cultura, dello sport o della politica) differente da quello che porta il vip solitamente associato a quel cognome. Anche in questo caso si procede a una ricontestualizzazione degli elementi onomastici conosciuti e l’effetto di straniamento conduce al (sor)riso, come accaduto nella prima apparizione televisiva di Luttazzi, a Doc, nel 1988: 

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Ehmsalveaa dir la verità nonnon mi sento molto a mio agio qui a Doc oggi e questo per un motivo ben preciso: vedete, Doc è una trasmissione in gran parte dedicata alla musica ebene, fu proprio durante una lezione di musica che incontrai per la prima volta Pamela12Pamela Wittgenstein (risate), lunico vero grande amore della mia vita (risate).

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AF di questo tipo sono, ad esempio, Silvana Thurn und Taxis (VDtPiC, con riferimento alla realtà alto-borghese messa in scena e nel contempo alla berlina nella parodia), Rebecca Googlagong (ScL1 e 2, con riferimento alla famosa tennista), Fabio Fassbinder (ScL1, con riferimento al regista), Alice Hitler (ScL1 e 2), Vance Velasquez (Cosm, con riferimento al pittore).13

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2.2. Augusto Malerba e gli altri: nomi autentici o realistici per dare effetto di realtà o d’irrealtà

Se il nome di uno dei co-protagonisti di VDtPiC, Augusto, si spiega con l’intento parodico del testo e con la necessità di descrivere, anche attraverso i NP, una realtà ricca e altolocata, il cognome che viene dato al personaggio, Malerba, risulta ben acclimatato nella realtà italiana e decisamente più realistico di quelli che abbiamo elencato finora. Oltre ad Augusto, altri due personaggi luttazziani portano questo cognome (il comico miliardario14 Andrea ne La fine del mondo, raccolto in Aden e il personaggio autoriale Daniele Malerba di Roditori, contenuto in Teat). Alla realtà geografica riminese, che non solo fa da sfondo a VDtPiC ma anche alla biografia di Daniele Fabbri da Sant’Arcangelo di Romagna, in arte Daniele Luttazzi, allude Chicca Darolt (il cui cognome è oggi attestato solo sulla costa romagnola, v. Fig. 1).

Non sfuggirà che, per quanto rari, gli AF legati al contesto situazionale cui il testo fa riferimento15 possono rientrare, almeno per quanto riguarda la prima produzione luttazziana, ancora lontana dalla grande ribalta nazionale, anche nella categoria dei nomi utilizzati in funzione della ricezione del lettore modello: in questo caso i suoi amici e corregionali romagnoli. Rientrano in questa categoria, nella quale la nominazione vuol produrre l’effetto di realtà e (forsesoprattutto) strizzare l’occhio al pubblico santarcangioleseo emiliano-romagnolo, cognomi quali Sancisi (affibbiato a uno dei protagonisti di Non qui, Barbara, nessuno ci sta guardando e presente anche in Cosm; distribuito in 28 comuni, quasi esclusivamente in Emilia Romagna: v. Fig. 2), Rosetta Maraldi (Aden; diffusissimo sulla costa adriatica: v. Fig. 3); Eleonora Ceredi (Loc e Wanda in Aden; Fig. 4):16

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01 02Figura 1: diffusione del cognome Darolt         

Figura 2: diffusione del cognome Sancisi in  Emilia Romagna

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Figura 3: diffusione del cognome Maraldi in Emilia Romagna

Figura 4: diffusione del cognome Ceredi in Emilia Romagna

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1 Propongo qui l’etichetta ‘onomastica letteraria umoristica’, in luogo della semplice ‘onomastica umoristica’ per ragioni che sono espresse alla n. 3.

2 Sull’onomastica nella narrativa umoristica italiana si vedano lo studio sui nomi in Campanile (Cavallini 2002) e gli interessanti saggi sugli antroponimi nella comica cinematografica (Raffaelli 2006) e nel teatro comico otto-novecentesco (Giovanardi/Consales 2008).

3 Si veda ad es. Mastrelli 1996 e 1998. Si tratta di quei «nomi vagamente esotici, inventati in relazione alle caratteristiche o attività dei personaggi ai quali vengono applicati» (Rossi 2002: s.v. onomastica umoristica), come il nome del più famoso centauro giapponese: Tofuso Lamoto, o quello del campione tedesco di nuoto: Otto Vasken. Talvolta queste barzellette possono denunciare una chiara origine geografica: ad es. “Come si chiama il più famoso dietologo cinese? Chu Chan Cho ([‘ʧyʧan’ ʧo], piemontese per ‘succhia un chiodo’)”. Con il termine onomastica letteraria umoristica vogliamo qui adottare una prospettiva più ampia, che indaghi i NP presenti nelle opere letterarie umoristiche (quindi sia di narrativa sia teatrali) e che non si limiti a NP risibili perché trasparenti ed eventualmente ricesurati.

4 Il presente contributo è stato concepito nelle sue linee fondamentali prima che l’opera di Luttazzi venisse investita da più che circostanziate accuse di plagio. Comunque sia, il testo preso in esame contiene un limitato numero di citazioni di altri comici. Inoltre, l’impiego di antroponimi letterari “altrui” non può ricadere nel campo del plagio, dal momento che questi sono semmai segno di intertestualità.

5 Fino al 1998 la vena luttazziana non s’era ancora nettamente spostata verso la satira, esibendosi soprattutto nella parodia, e nella comicità cinica o surreale, lasciando libero spazio all’onomatopoiesi rispetto alla grave necessità satirica di onomastì komodein, cioè di bersagliare e di mettere in scena personaggi reali, facendone nomi e cognomi. Altro è, come vedremo oltre, nominare con nomi autentici, ripresi dalla realtà concreta, personaggi di fiction.

6 Ben maggiore è il numero dei NP presenti nelle opere (si contano infatti diversi micro- e macrotoponimi, marchionimi e teronimi), ed alcuni AF – come vedremo – si riscontrano più volte, in testi differenti.

7 Così simile non solo alla prassi letteraria post-moderna, ma anche a quella di Lolita di Nabokov, uno degli autori da Luttazzi più amati.

8 Per tre antroponimi, inoltre, tra nome e cognome si interponecon un procedimento dal sapore americanoun soprannome.

9 Queste le abbreviazioni delle opere usate nel testo: Aden = Adenoidi, Rizzoli, Milano, 1999; Benv = Benvenuti in Italia, Feltrinelli, Milano, 2002; Cap = Capolavori, Feltrinelli, Milano, 2002; Cosm = Cosmico!, Mondadori, Milano 1998; CRAM = C.R.A.M.P.O., Comix, Milano, 1996; LGCF = La guerra civile fredda, Feltrinelli, Milano, 2008; Loc = Locuste: come le formiche, solo più cattive, Panini Franco Cosimo, Modena, 1994; Lol = Lolito. Una parodia, Il Fatto Quotidiano, Roma, 2013; LP = Lepidezze Postibolari, Feltrinelli, Milano, 2006; ScL1 = Sesso con Luttazzi, Panini Franco Cosimo, Modena, 1994; ScL2 = Sesso con Luttazzi, Mondadori, Milano, 2003; Tabl = Tabloid, Comix, Milano, 1996; Teat = Teatro Rettili & roditori. Scene da un adulterio, Comix, Milano 1998; VDtPiC = Vadove ti porta il clito, Panini Franco Cosimo, Modena, 1994.

10 Una prassi, questa, che anche per altri autori risulta essere funzionale per svuotare il personaggio e porre l’accento sul genere, sul co-testo: fantastico, ad es. nel caso di Bontempelli (cfr. Fresu 2008); umoristico nel nostro. La reiterazione degli stessi AF, tuttavia, testimonia anche che questi non siano stati scelti, per così dire, casualmente, ma consapevolmente, motivatamente, per quanto possano sembrare, in un racconto comico, irrilevanti.

11 Farmoplant è dunque anche un “cognome parlante”, in quanto al disastro ecologico rischiato con l’esplosione dell’azienda corrisponde il disastro sentimentale della storia del protagonista del monologo con Barbara. Stesso discorso si può fare per Olga Zuegg, che nelle intenzioni dell’autore doveva rappresentare «il massimo del dolciastro» attraverso l’allusione a una famosa casa produttrice di dolci e caramelle (Daniele Luttazzi, c.p.).

12 Pamela conosce un picco di popolarità all’inizio degli anni ’80, sull’onda del successo della serie tv Dallas, dove Pamela era appunto il nome di una dei protagonisti.

13 Tali antroponimi non sono esenti anche da altre spinte motivazionali, come quella fonosimbolica, che esamineremo nelle parti seguenti.

14 Dal che si direbbe che il cognome Malerba sembra essere per Luttazzi sinonimo di alta borghesia.

15 Mi rifaccio qui alle definizioni di Porcelli 2006: 142-3.

16 Figure elaborate tramite il sito internet <www.gens.labo.net>.

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(continua…)

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  1. Matteo

    Ottimo. A quando la parte successiva?

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