LUTTAZZI LA NOTTE PRIMA DELLA PRIMA

Luttazzi. Il film. Gli amici. Lo scandalo. Il bluff. La burla. La ricerca attenta. L’omaggio.

Ho creato questo blog e ne sono uscito. Impegni personali e lavorativi mi hanno impedito di continuare questo progetto, ma altri dopo di me hanno fatto grandi cose.

Mi permetto di rientrarci con garbo.

Godo del privilegio di poterne parlare pubblicamente (credo di essere l’unico) perchè a differenza di altri- molti- ho creduto sin da subito in questo progetto. Mettendo, laddove possibile, le mie competenze professionali a disposizione.

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Arrivo alla piccola sala di proiezione con il cuore in gola. C’era qualcosa di strano nell’aria. Sentivo che qualcosa quella sera sarebbe cambiato. “Mary Poppins è in città” esclamai al mio arrivo.
La sala è scalcinata e uno dei primi giornalisti fa notare che “stamo tra ‘na riunione de’ carbonari e ‘n circoletto marxista”.
E questo è il primo di una serie di virgolettati che riporterò in questa prima parte del reportage delle due serate di proiezione di prova, a porte chiuse, blindatissime, solo su invito, invito per pochi – del film The Old Switcheroo prodotto da quei mattacchioni della TheSoccermoviecrash.
Professionisti, indipendenti e tenaci che ce l’hanno messa tutta. Tre anni di lavoro e un documentario “colossale” ancora bloccato da pacchi di liberatorie.

The Life Report – TeenAngster

All’ingresso è necessario firmare una liberatoria (guarda caso): è uno “screening test”, non interessano le opinioni ma le reazioni. Non spenderò un carattere per raccontare cos’ho visto sullo schermo, ma cercherò di rievocare quello che è accaduto in platea.

Nel corso dei 145 minuti (“ma il montaggio è ancora in corso e le vostre reazioni contribuiranno a determinare il final cut” tengono a precisare all’inizio) è successo di tutto.
Le risate, involontarie, necessarie, incontenibili – ovviamente hanno tenuto banco. Non un attimo di tregua, molte le trovate narrative e visive. Di cui non parlo. Ma il coraggio e sfacciataggine degli intervistatori ha visto il massimo della brillantezza con la trovata di iniziare ogni intervista con questa formula: “Ma quel precisino di Luttazzi….” oppure “Lei non crede che quel precisino di Luttazzi….”. 145′ punteggiati da cose come questa non fanno che tenere alta la tensione comica.
[ho chiesto il permesso per citare questa cosa, solo questa. Ma troppo ridere m’ha fatto]

Dietro di me, davanti , a lato. Giornalisti alle prese con molte cose: molti già sapevano, molti già sapevano che non ne avrebbero potuto mai parlare.
Ovviamente i più succosi sono gli indignati.
“non lo sapevo”
“nessuno me l’ha detto”
“non un press kit spedito in anticipo”
“se avessi saputo non sarei venuto”
“se avessi saputo avrei portato con me…”
“perchè nessuno ne ha parlato?”
“non ne potremo mai parlare”
“siam qui a vedere un film che non uscirà mai”
Cambiano le motivazioni, ma resta l’indignazione.

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Alle mie spalle, bisbigliando:
“Pazzesco, han mandato me. Son lì da una settimana e a questa cosa- che è praticamente una bomba pronta a brillare- mandano me. In redazione han detto che Marco e A. han paura che lui scopra che son venuti. Sanno ma non si possono sbilanciare, è un amico.”
Ho come l’impressione che questo tipo di filosofia sia comune a molti addetti ai lavori.
Non so se sia giusto. Ma mi chiedo: ha senso un rispetto smodato per l’intelligenza della persona, anche quando viene meno la buona fede?

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Di lato:
“Il senso di andare a Sant’arcangelo di Romagna a fare le interviste non lo capisco proprio. Non c’è nessuno da intervistare, si son divertiti a tormentare i vecchietti del mercato rionale.”

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Lato opposto:
“Fanno i pezzenti sinistrini con produzioni indipendenti. Ma i soldi per fare tre mesi di ricerce e interviste negli States dove li han presi?”

Di lato, due posti più in là, parlando con un collega che poco sapeva di tutto:
“Tu non hai idea di chi sia quello in America. Andare da lui per un’intervista e farsi ospitare a casa. Cioè è come se in Italia, dopo un’intervista, Corrado Guzzanti invitasse tutta la troupe a casa sua a dormire” Scoppia a ridere “la moglie che offre il tè al microfonista non la devono tagliare”.

Lato opposto, indefinito:
“Poi voglio vedere se è ancora vivo quello che potrebbe utilizzare la diffusione di queste immagini. Questi  davvero non sanno un cazzo di come si lavora”

In fondo, ma a voce alta:
“ok che son tutte musiche originali. Ma che cazzo c’entra con una storia italiana una colonna sonora tutta dixieland e bluegrass? e mi han chiamato come critico musicale, io la giudico bene, ma fuori contesto. Questo glielo dovrò dire”

Da ogni parte non si contano i :
“pazzesco”
“incredibile”
“no, non ci credo”
” e lui cosa c’entra”
“ma come han fatto?”

Ma la sintesi migliore:
“Religioso! 2 ore e venti evocandolo e lui non appare mai. Nemmeno in foto. E’ quasi mistico”

La sintesi peggiore:
“Questa è l’italietta. Che cazzo c’è di nuovo. Siamo questo. L’Italia degli Spadolini, dei De Mita… ma questo è niente. Siamo l’Italia dei fascisti convertiti in democristiani… L’Italia dei comitati di quartiere che lottano con un albero di natale troppo grande…. e questi che cazzo vorrebbero aggiungere. Sappiamo già tutto.”

Ritorno verso casa, la cosa più potente nella pancia. Ci concludo questo primo post, la reazione del grafico che ha curato tutte le graphic animation (ricordate la rudimentalità del primo teaser? tutta un’altra cosa!). Un ragazzotto sui trenta che si alza di scatto: “ormai mi avete pagato, ma dovete rimuovere il mio nome dai titoli di coda. Ho fatto 12 anni di gavetta in Olanda per arrivare dove sono. Mi piace il progetto ma preferisco non rischiare”.

Ma di cosa stiamo parlando? Cosa sta succedendo? C’è qualcosa che io non so, non c’è altra spiegazione.

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Stefano Batteriini

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  1. Esito sorprendente, a quanto pare. L’iniziativa si conferma interessante, ma, basandomi sul contenuto del post, non è ancora chiaro come la si possa collocare: certo, un doc su DL ha un potenziale appeal tanto per i fan quanto per (quelli che amano definirsi) gli ex-fan. Ma, considerando che periodicamente le carogne sono pronte a nuovi agguati, non mi stupirebbe che la cosa possa essere strumentalizzata in diverse maniere (sempre ammesso che poi il film trovi un qualche tipo di distribuzione “tradizionale”, ma mi sembra che ci siano i presupposti per dubitarne).

    Last but not least: è stata, in qualche misura, messa in conto la possibile reazione di DL?
    A differenza della querelle-plagi nata dal famoso blog, sfociata nel famoso video, i cui responsabili rigorosamente anonimi non sono nemmeno di striscio perseguibili, qui, mi sembra di capire, che ci sono persone in carne ed ossa che ci stanno mettendo la faccia: lo trovo corretto, in tutti i casi, qualsiasi cosa sia contenuta nel doc. Ma se davvero è “una bomba pronta a brillare”, attendiamoci scintille da ogni direzione.

    P.S. A proposito di agguati: tale Pio D’Antini, mesi fa, su Twitter, vantava nel suo bottino di iena proprio Luttazzi. Una di queste domeniche, su Italia 1, non è da escludere qualche sorpresa.

  2. tanax

    Scintille in ogni direzioneeeeeeeee!

  3. Paolo Eccesso

    Nessuno si è preoccupato dell reazione del Danielino, semplicemente perchè non può esserci una reazione da parte sua. E’ come pensare di fare un documentario sulle stragi naziste e preoccuparsi di quella che potrebbe essere la reazione degli eredi di Hitler. Ovviamente è un’iperbole e la mostruosità nazista non ha nulla a che fare con il falacchio tentativo del Tazzi Nazionale. Però serve a dare l’idea: è tutto sotto la luce del sole. Come potrebbe incazzarsi e non far spanciare dalle risa ulteriormente il pubblico.

  4. nenoltz

    A mio avviso, non è plausibile non aspettarsi una sua reazione, qualunque essa sia.
    Primo, perché lui è vivo e non credo che si arrenda tanto facilmente alle condanne o ignori i periodici calci sulle palle che gli vengono assestati: non alludo ovviamente al doc, ma alle pallide e settarie considerazioni sul suo conto ogni volta che si pronuncia pubblicamente il suo nome, aldilà della querelle-plagi (penso alle accuse perbeniste di volgarità, cattivo gusto, etc).
    Secondo, perché troverei più che legittimo se commentasse opportunità, contenuto e natura del doc, dato che lo riguarda direttamente: il fatto che, a quanto è stato scritto, lui non appaia neanche in un fotogramma, mi sembra il modo più marcato per indicarne l’assenza-presenza. Oltretutto, se a questa segretissima proiezione erano presenti giornalisti (alcuni dei quali, mi pare di intuire, per nulla sconosciuti a DL), e se il doc avrà un futuro fuori da quella saletta, un qualche tipo di sua intervista, dichiarazione, indiscrezione, o quel che si vuole, uscirà fuori.
    Terzo, comprendo l’iperbole di Paolo, e se consideriamo, ad esempio, “Silvio Forever”, ci sto pure io a credere che non sono necessari commenti di sorta dell’interessato. Ma qui il caso è diverso: la vicenda è ancora in divenire, c’è chi DL non lo vuole più vedere o sentire, c’è chi auspica delle pubbliche scuse, c’è chi lo vuole rivedere in tivvù, c’è chi vuol solo sapere se è ancora in piedi, e via andare.
    Per tutte queste ragioni, secondo me, una reazione qualunque ci sarebbe e, penso, ci sarà. Per il resto, non conoscendo il contenuto del doc, attendo di saperne di più o di vederlo per esprimermi più compiutamente. Nel frattempo, le mie restano congetture di uno qualunque, piacciano o meno.

  5. SP

    vediamo se ne uscirà un documentario. Di certo, a mio avviso, non avrà il successo e la popolarità dello sputtanamento originale: la cosa toccò milioni di persone per la pruderie dello svergognamento, il fascino indiscreto della gogna, e fu sintetizzata nella mente di molti come “famoso comico arricchito con battute altrui ora finalmente è nella polvere”. Questo nuovo lavoro cinematografico, certosino finché si vuole, non so se riuscirà ad aggiungere shock allo shock e non avrà il lancio che poteva dare la castrazione del padre-maestro all’epoca dei misfatti. Credo interesserà al massimo il solito circolo di eletti e di nostalgici, i veterani, i reduci, gli irriducibili e gli avvocati della parte lesa. Credo che avrà più che altro un valore accademico: si vocifera che Einstein abbia rubato la sua teoria della relatività dalla moglie e da chissà quanti altri, ma a voi interesserebbe un documentario intero, ricolmo di piani sequenza girati a Ulm, in cui si risalgono i fiumi torbidi della creatività fasulla di Einstein fino alle sorgenti svizzere fra ragionieri e commessi viaggiatori di passaggio all’Ufficio Brevetti di Berna?

  6. giulietta

    Ma non aggiornate più? Dài, magari se mettete più dettagli si riesce a capire chi c’è dietro a questa rete nebulosa di rimandi.
    Con amore palpabile.

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