Matteo Bordone sul caso Luttazzi (2010)

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Radicale, interessante articolo di Matteo Bordone sul caso “Luttazzi Copia”, pubblicato nel maggio 2010 sul suo blog http://www.freddynietzsche.com (che nello stesso anno verrà decretato Migliore Blog Personale ai Macchianera Blog Awards):

Io una volta tanti anni fa ho detto a Luttazzi di Bill Hicks, e lui mi ha tirato fuori la questione dell’omaggio. Io ho riso un po’ dal naso, di circostanza, ma mi è venuto un brivido di imbarazzo.

Quando facevo la radio, l’ho intervistato diverse volte. Lui è sempre stato gentile e disponibile, ci ha invitati agli spettacoli, è stato con noi quasi, mi viene da dire, affettuoso. Sempre.

A me piaceva, e si è molto più severi con quelli che ci piacciono. Mi ero accorto di certe cose, tipo quel paio di battute di Bill Hicks, che siccome avevamo fatto un servizio su di di lui a Dispenser — programma che hanno deciso di chiudere l’altro giorno, e a me spiace parecchio ma facciamo finta di niente, anzi pensiamo che sono stati dieci anni bellissimi, grazie arrivederci e più non dimandare — avevo fresco in mente, e avevo riconosciuto le battute e ci ero rimasto un po’ così. Allora prima di registrare l’intervento di Luttazzi mi era venuto, gli avevo buttato lì che avevo riconosciuto la battuta dei cristiani, forse cercavo una smentita di qualche tipo, una giustificazione plausibile, ma lui aveva detto che era un omaggio, una citazione.

Il problema è che Luttazzi mi faceva ridere, e io non volevo crederci. Mi piacciono quelli che dicono merda troia vaffanculo, e in Italia per anni c’è stato solo lui a saperlo fare. Rubacchia un po’, mi dicevo, però è solo qualche battuta. E poi fa molto ridere, e fa quella comicità che piace a me.

Eppure da qualche parte nel testone avevo il sospetto. E non per ragioni comiche.

 La cosa che mi aveva insospettito era — figuriamoci — la questione linguistica. Luttazzi parla inglese con un fortissimo accento italiano, eppure ha inciso un disco (tra i Talking Heads, David Sylvian e una big band) scritto e cantato in inglese. Le canzoni non mi piacevano molto, ma chissenefrega. Mi faceva specie che un uomo che non ha sedici anni volesse per forza cantare in inglese, quando era chiarissimo che non lo parlava abbastanza bene. Non glielo dice nessuno?, mi chiedevo. Evidentemente no.

Ma soprattutto a Satyricon una sera avevano fatto un gioco. Ed era stato lì che avevo capito che i conti non tornavano. Il programma intero era ovviamente ispirato al programma di David Letterman, che è a sua volta il seguito di quello di Johnny Carson, e parte di una tradizione che ormai è troppe ramificazioni per attribuire paternità. Solo che Satyricon si rifaceva al Letterman in modo talmente letterale da essere — forse quello sì — un incrocio tra un plagio e un omaggio. Nel senso che i formati di quella roba (la sigla e gli stacchetti con immagini della città, l’annunciatore magniloquente, tutte quelle punteggiature) sono talmente belli, e inediti per la nostra tv, che uno può anche pensare di appropriarsene in toto. Il problema è che nel programma a un certo punto c’era stato, tra le altre cose che suonavano un po’ strane, “Conosci i tuoi tagli di carne”: un gioco in cui si chiedeva a uno del pubblico di distinguere la fesa di magatello dal filetto, e poi gli si regalava della carne. E in quel gioco c’era tutto il gusto del Letterman per le cose americanissime vecchio stile, come i pezzi di carne, le bande militari o i giocatori di baseball: quei riferimenti che loro ribadiscono sempre per farli vacillare e insieme confermarli. Roba che in Satyricon non c’era, ma fa niente. In originale il gioco si chiamava “Know your cuts of meat”, l’hanno fatto per anni. Ma “Know your cuts of meat” tradotto “Conosci i tuoi tagli di carne” e non “Riconosci i tagli della carne” mi aveva fatto cadere le braccia. Era un errore da ignoranti, da gente che copia malamente. E Luttazzi, che è effettivamente uno che conosce la comicità, non poteva commettere un errore del genere. Non per me, almeno.

Poi ho visto un suo spettacolo della fase incarognita, quando non lavorava in tv più per via dell’editto bulgaro. Dopo la prima parte, versione aggiornata di un suo monologo di qualche tempo prima, sparava merda per un’ora contro Fazio, Ricci, tutto e tutti. A un certo punto diceva quella cosa su Bonolis.

Più tardi avrei scoperto che quel pezzo lì, cioè la denuncia di appropriazione indebita di battute da parte di uno che ne ruba a mazzi, e in particolare a proposito di una battuta da lui stesso rubata, era una messa in scena talmente penosa da sembrare sinceramente incredibile.

Tutta la seconda metà dello spettacolo non faceva ridere. Spiegava della roba, ed era roba noiosa di politica interna, di politica internazionale, di guerra in Iraq. Se me la voglio far spiegare, chiedo a un altro. Io e una mia amica eravamo usciti un po’ delusi: era diventato uno spettacolo da indignati. Avevamo attribuito la carogna e l’involuzione di Luttazzi alla questione bulgara, alla frustrazione. Non ci avevamo più pensato.

Quando ho visto Luttazzi da Santoro, ho riso molto. Molto. Mi è piaciuto, perché mi piacciono moltissimo quelli che dicono vomito piscia cazzo. E credo — sono sincero — che nell’uso del turpiloquio e della blasfemia ci sia una forza che in questo paese è ancora rivoluzionaria, e in tutto il mondo ha la capacità di smuovere le risate più profonde che abbiamo nascoste nella pancia. Poi ho scoperto che anche quel monologo era di un altro.

Ora. È un appassionato, uno studioso, un esperto e anche un buon battutista, ma Daniele Luttazzi ha fatto una cosa che non si può fare, cioè usare interi repertori di comici anglosassoni per scrivere un bella fetta dei propri spettacoli. Non è solo un problema di onestà intellettuale nei confronti del pubblico. Quegli spettacoli, così come i suoi libri, sono legati all’economia di mercato tramite biglietti staccati in teatro, scontrini battuti nelle librerie, compensi percepiti per spettacoli televisivi. I soldi non sono tutto, ma quando ci sono sono importantissimi.

Certo, fare la stand up comedy è difficile, e in Italia siamo ancora molto indietro: è pieno di tormentoni, giochi di parole, scemi che parlano delle suocere. Quelli che fanno spettacoli comici decenti sono pochissimi. Luttazzi è, era uno di questi.

Resta un problema. Le battute degli altri sono degli altri. Se le prendi tu, se traduci male ogni parola, se insomma banalmente rubi in toto, lo fai perché pensi che nessuno ti scoprirà, o che sia una questione secondaria. Lo fai perché ti manca il senso della realtà per dire non parlo inglese abbastanza bene per cantare in inglese; faccio fatica a scrivere battute nuove e forse dovrei cercare un autore; non frega a nessuno che io sia anche un esperto filologo appassionato della satira, quelle battute sono di altri e io non le posso usare.

Non è una questione secondaria. La tradizione non c’entra: quella è già parte del lavoro di un comico, così come del mestiere di un musicista che affronta qualunque genere. Ma qui non parliamo del rapporto fra Marc Bolan e David Bowie, ché quelle sono cose normali. Qui stiamo dicendo che Space Oddity l’ha scritta un altro, David Bowie gliel’ha rubata, ci ha venduto i dischi, ci fatto tournée tutto esaurito, ci si è costruito una carriera; ora che è stato scoperto, Bowie dice che tante altre canzoni sono originali, che lui lo citava, gli rendeva omaggio, giocava col pubblico perché riconoscesse la vera identità dell’autore, lo faceva per smascherare delle ipocrisie, reinterpretava.

Io non sono cattolico e non mi occupo di perdono; non sono del Giornale, del Corriere o del Foglio e non mi occupo di volgarità. Sono ateo e materialista: mi interessa sapere come stanno le cose.

Quelle battute sono di altri: non le puoi usare. Ne hai rubate centinaia, sistematicamente. La tua credibilità va a zero.

Mi spiace: è un problema di responsabilità.

La prossima volta, conosci meglio.

PS – I comandamenti degli Smiths vanno seguiti, dannalo!

If you must write prose/poems
The words you use should be your own
Don’t plagiarise or take “on loan”
‘Cause there’s always someone, somewhere
With a big nose, who knows
And who trips you up and laughs
When you fall
Who’ll trip you up and laugh
When you fall

fonte

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