MONEYFORMOTHS E HUFFINGTON POST

Sembra incredibile per un piccolo blog indipendente come il nostro ma siamo stati citati sul sito dell’Huffington Post.

E’ datato 6 ottobre l’articolo a firma di Massimo Razzi apparso sull’Huffington Post. 
Niente di nuovo in realtà, nonostante il titolo acchiappa click “Luttazzi vs Grillo”, si limita a ricordare che anche Luttazzi ha gestito un blog di grande successo. Un successo “web” di cui Luttazzi ha avvertito, mettendo in guardia anche Grillo, le contraddizioni e (a suo dire) “non ha ceduto alle lusinghe del potere” chiudendo il blog.

Dice Luttazzi:

“La forma blog tende a creare un fenomeno massa più leader. Tende a dare potere a chi gestisce la vicenda e a condizionare i contenuti e il modo in cui questi vengono ricevuti. E siccome la satira è contro il potere, si uccide la satira dandole potere.”

Come tutti sanno Luttazzi è stato fedele a questo principio sul piano della satira. E’ considerato invece “discutibile” l’utilizzo che ha fatto del (criticatissimo dal romagnolo) fenomeno massa+leader, quando è stato il momento di far leva sulla “massa di fan” per alterare e riscrivere alcuni passaggi della sua vita smussando per così dire alcuni angoli. La lista è lunga: caso calchi, polemica che ne è seguita, retrodatazioni post, prima chiusura del blog (finta) e seconda chiusura del blog con “motivazioni” addotte a seguito. Parleremo lungamente nei prossimi mesi del defunto blog di Luttazzi, ma prima aspettiamo di raccogliere e studiare tutte le fonti.
*Grazie all’aiuto di Ponghi e di webarchive.org saranno presto disponibili tutti i contenuti del blog di Luttazzi.

La cosa che ci ha colpito è che, a commento dell’articolo apparso sull’Huffington Post, un utente (tal Gatto Che Cova) dopo aver esposto la sua tesi improbabile si sia preso la briga di “citarci” come fonte aggiornata sul caso Luttazzi.
Non cediamo alle lusinghe, nonostante il nostro lavoro venga apprezzato dai numerosi lettori non possiamo ritenerci una fonte in grado di dare “tutti gli aggiornamenti sul caso Luttazzi” ma ringraziamo per “gli spunti di riflessione paralleli”- di cui in effetti siamo orgogliosi.

Le tesi di “Gatto che Cova” e la nostra posizione:
– Luttazzi ha chiuso il blog a causa dell’insuccesso dell’inziativa “La Palestra” o meglio della sua edizione cartacea (Almanacco)
Mah. Non è provabile! Non c’è nessuna notizia ufficiale da parte di Feltrinelli a proposito del fallimento dell’iniziativa editoriale. E non è stata data conferma dell’annullamento dell’annunciato secondo volume. Sono supposizioni, condivisibili e motivate, ma non provabili.
– non è vero che sarebbe stato impossibile trasferire il blog in un nuovo dominio con la chiusura del server
Giusto! Quella di Luttazzi , a prescindere dalla vera motivazione, è “tecnicamente” e ribadiamo “tecnicamente” una MENZOGNA! Molto molto ingenua.
– la redazione non esiste
Come fai a dirlo? Che Luttazzi leggesse le mail e rispondesse ai commenti personalmente è vero. Ma con quali strumenti puoi affermare con certezza che Luttazzi non avesse una redazione per il suo blog?

Magari Gatto Che Cosa ci risponderà.

Buona Lettura

 

Luttazzi vs Grillo

Giornalista

 

Beppe Grillo non è stato l’unico comico italiano a gestire un blog di successo. Più o meno nello stesso periodo (il blog di Grillo nasce nel gennaio del 2005) anche Daniele Luttazzi cominciò a scrivere i suoi pensieri e le sue critiche al sistema raccogliendo molto consenso (centomila utenti unici alla settimana) e un buon numero di seguaci anche se in misura inferiore al successo del comico genovese.

Ma il 24 gennaio del 2006, con un’intervista a Giovanni Gagliardi, su Repubblica.it, Luttazzi annunciò la chiusura del suo blog. Nel farlo disse parole, per certi versi profetiche:

“La forma blog tende a creare un fenomeno massa più leader. Tende a dare potere a chi gestisce la vicenda e a condizionare i contenuti e il modo in cui questi vengono ricevuti. E siccome la satira è contro il potere, si uccide la satira dandole potere. Nel momento in cui il blog fa questo, indipendentemente dalla tua volontà, a quel punto è opportuno chiudere il blog. Io dico sempre: la vita preme, quindi è opportuno chiudere e uscire. Se la tv è un narcotico, il blog può essere un ipnotico potentissimo, siamo rinchiusi nelle nostre casette e non facciamo nulla. Conviene spegnere e uscire e incidere nel reale. E’ molto meglio”.

Gagliardi gli chiese se in questo ragionamento ci fosse una punta polemica nei confronti di Grillo, e Luttazzi rispose così:

“E’ una cosa che mi chiedono sempre i giornalisti perché cercano gli scontri tra persone ed è una cosa che io non sopporto. Io me ne sono accorto per me e su di me che il potere del blog diventava una lusinga. E questo non va bene. D’altra parte Beppe intervistato da un sito web sulla mia vicenda ha detto ‘magari il suo blog non funziona’. In realtà funziona benissimo. Ma questa è la logica del numero che io ho notato, contro la quale mi batto. Il blog andava benissimo, ci vuole una certa forza per chiudere una cosa del genere…”

Il ragionamento di Luttazzi, riletto a sei anni di distanza e visto cosa è diventato il blog di Grillo, è tanto preveggente da far accapponare la pelle. Si può essere d’accordo o meno su quello che Grillo scrive, ma non si può negare che il fenomeno “massa più leader” paventato da Luttazzi è esattamente quello a cui abbiamo assistito.

Compresa la nascita del Movimento 5 Stelle anch’esso rispettabilissimo per i contenuti che agita e per i voti che prende ma che, prima o poi (forse più prima che poi, a giudicare da quello che sta accadendo al suo interno) dovrà fare i conti con il peccato originale della sua nascita.

E’ inutile affermare che il Movimento 5 Stelle riconosce a Grillo solo il ruolo di portavoce. Quando qualcuno (Tavolazzi, Favia, forse anche Pizzarotti che ha firmato l’appello di Repubblica sulla legge anticorruzione contro il parere di Beppe Grillo) ha provato a mettere in pratica questa affermazione, si è visto come è andata a finire. Movimenti e partiti nascono per definizione dalle idee di più persone che si mettono insieme da pari e da pari eleggono i loro leader.

Chi ha seguito strade diverse ha spesso fatto fini ingloriose e i leader hanno pagato di persona. In Italia abbiamo la pericolosa tendenza a creare questi rapporti “malati” in cui i leader stanno sul piedistallo e le masse li osannano coprendo di contumelie chi osa dissentire. Il partito berlusconiano è di questo tipo (e la crisi, infatti, avviene al momento dell’inevitabile tramonto del leader e della successione), il Movimento 5 Stelle ha in sé potenzialità diverse, ma anche alcuni problemi simili.

Mi sa che Luttazzi aveva letto bene il futuro: quando la satira scende in lizza nella battaglia per il potere, non c’è più niente da ridere.

 

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  1. dottord

    E’ quasi superfluo rilevare che, con ogni probabilità, uno dei commentatori dell’articolo è il solito Luttazzi sotto falso nome. Facciamo un gioco: vediamo se riuscite a individuarlo.

  2. gerogerigegege

    A provare il fallimento editoriale de L’Almanacco, a rigor di logica, basta il fatto che sia stato soppresso il secondo volume. Quanto al resto: che il sito sia stato chiuso per dribblare la questione coi giovani autori della Palestra è niente più che un’ipotesi, benché credibile.

    Certo, la storia del “trasferimento impossibile su un altro server” è una baggianata ciclopica, che poco s’addice a un genio (per quanto autoproclamato).

    E certo, ai giovani autori una spiegazione ANDAVA DATA.
    Perché non è uscito un secondo Almanacco? Perché lasciar naufragare il progetto così, in silenzio, dopo aver spronato centinaia di giovani, speranzosi autori a inviare materiale per buona parte del 2011?

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