LA QUARTA NECESSITA’: ANDARE A LETTO PRESTO LA SERA

Pubblichiamo con piacere l’ennesima recensione anonima apparsa sul web:

Il difetto principale de La Quarta Necessità (Giacon/Luttazzi, Rizzoli Lizard, pp.125, euro 17) è quello della metamorfosi, un tema antico quanto i miti greci. Buttato giù in maniera così grossolana che non è così difficile da individuare, dato che ne accenna persino l’aletta del libro (“Come può un bambino buono trasformarsi in un mostro sociale?” – non iniziate mai un temino con una domanda!- ripeteva Giorgia Passi, la mia professoressa di lettere, delle medie). Questo tema, intrecciandosi con quelli secondari (il tema Dalì, il tema Austen, il tema omerico eccetera- il vecchio trucco di ingrossare la “bibliografia” della tesina d’esame, alle superiori questa volta) destruttura tutto il racconto da cima a fondo. Dal neonato che diventa fantoccio di scena, alla villa dell’800 che cambia destinazione d’uso nel corso degli anni, agli anelli delle turiste (che libro leggono? a chi importa? dove ritorna lo stesso libro? perché Luttazzi segnala questo parallelismo? forse per giustificare a posteriori il fallimento editoriale del libro?), alla confessione col monsignore, alle parodie fumettistiche (Marvel, Crepax, Coconino- quasi a voler dire “sono migliore di voi”, ma con un libro del genere che parodie vuoi fare?), ai rimandi letterari (Silvana è una parodia di Nausicaa – sempre un riferimento alto per giustificare un libro basso) e cinematografici (vedi l’allusione a Bunuel – mai riferimento fu così beffardo e brutale), ogni scena, ogni minimo particolare di questo fumetto fiacco è un’eco banale del tema metamorfosi (“la lucertola in mano a Wilmer è qualcosa di memorabile nella sua delizia, per non parlare del throwaway della Morte Bambina nel corridoio di pediatria” potrei affermare, se stessi parlando di un altro libro), finchè, dopo la discussione fra i vicini (il climax spettacolare della storia è la metamorfosi del punto di vista a pagina 98 – ma quando leggi un libro ed associ un evento narrativo al numero della pagina stai leggendo un libro interattivo del “Battello a vapore”. Ora che hai visto la metafora prendi la torcia di carta e corri a pagina 22 a vedere cosa c’è nel pozzo), discussione cui partecipa con un fallimentare tocco metanarrativo lo stesso Walter, il discorso non diventa quello del narratore Luttazzi e la favola di Walter Farolfi assume la forma definitiva dell’allegoria satirica raffazzonata, goffa e ciarlatana.

Destinato a un pubblico adulto, La Quarta Necessità non è un fumetto di Topolino. Anche se Topolino è per molti versi preferibile a “La Quarta Necessità”. E’ letteratura fiacca: non pone problemi (e ricompense) speciali.  Luttazzi ci ha lavorato per due anni. Però è chiaro che il suo virtuosismo stilistico l’ha tenuto per altri lavori (“ricerche mie”), tradotto graficamente da Giacon nella scelta di connotare le epoche attraverso le differenti tecniche di stampa, arriva al punto di attribuire ai vari personaggi lo stile umoristico del periodo storico in cui vivono (ad esempio il gioco di parole Cile/Calcutta negli anni ‘30, lo scambio fra Fellini e Flaiano negli anni ’60) mentre il narratore Walter mantiene il proprio carattere comico lungo tutta la storia (vedi il tema “urina”). Ma sono tentativi di uno sceneggiatore pingue.

Una recensione attenta pubblicata su Lo spazio bianco, a firma di Michele Garofoli, raggiunge il suo momento più interessante nell’interpretazione simbolica delle scene di sesso anale (magari fosse solo questo!). Vi si legge, fra l’altro, che in questo graphic novel si ride a stento. L’affermazione è così lucida, azzeccata e profetica che viene da interrogarsi non solo sul senso umoristico di Luttazzi o sul suo acume critico, ma soprattutto sulla sua onestà intellettuale.
Una critica, anche ostile, è valida solo se illustrata da esempi.  E di esempi negativi il libro di Luttazzi/Giaccon ne offre a ridde. A parte il divertimento ironico, profondo, continuo, che deriva dal gioco letterario fra i temi del racconto, e che sfugge al lettore dilettante (come può accorgersi che Walter è una parodia di Darcy? – non può, imbevuto com’è il racconto di sbavature drammaturgiche imbarazzanti), la superficie di questo libro è comunque incandescente: 17EURO??????.
Ci sono, in gran quantità, battute e scene in cui si ride a crepapelle.
Ce ne sono davvero tante, ma di altri autori e non su questo libro. “La battuta dell’alba, da sola, per me vale il costo del libro” dice ironicamente il responsabile vendite Rizzoli-Lizard [Rizzoli che ha confermato la collaborazione con Giacon per un altro libro e che invece ha chiesto a Luttazzi di utilizzare il suo ampio salotto romano per stoccare gli invenduti] . O quella su Wilmer che uccide i cagnolini delle vedove per conto della mafia. O la sequenza della turista che ha studiato da sommelier. O quella dei parenti al funerale. O la scena dell’incubo. Che Luttazzi non sappia più far ridere, signori, è chiaro a tutti.
Daniele Luttazzi è tornato ai tempi della Comix.

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  1. dottord

    In realtà, secondo me, il problema non è neanche che le battute del libro facciano più o meno ridere (molte le ho trovate divertenti). Il problema, semmai, è che la trama è chiaramente costruita in base alle gag, quando si dovrebbe fare il contrario.

  2. SeymourStein

    non ho letto la recensione di garofoli ma concordo, personalmente ho sorriso UNA volta (la battuta sulla bancarella di oggetti ‘che mi sembrava si fossero mossi’) e bona le’. che in senso assoluto possano far ridere ci sta, ma fra questo e i vecchi libri c’è un baratro…

  3. gerogerigegege

    Che poi è un cambio di rotta strano. Strana la tempistica, cioè. Voglio dire. Viene fuori la faccenda dei plagi. Lui non cede di un mm. Non fa mea culpa. Sicurissimo del fatto suo. Però non si fa più vivo su un palcoscenico (fino al 2010 portava in giro uno show diverso ogni anno). Why? E non torna con un libro dei suoi (uno ogni 2 anni, fino alla Guerra civile fredda del 2009), ma prima con quel clone di Spinoza dell’almanacco della satira (che mi sa che ha venduto pochino, tant’è che non c’è stato un secondo volume, anche se la palestra sul sito ha continuato a darne l’illusione ospitando battute fino a metà 2011… detto fra noi, secondo me parte della verità dietro la chiusura del sito sta qui), e poi con questa cosa lillipuziana (anche a livello di lunghezza concreta, vi ricordate quanto erano ipertrofici i suoi libri, sopratutto da Bollito misto in poi?) fatta a quattro mani che è la Quarta necessità. Why?
    Boh. Mi aspettavo di più, dato anche il “momento critico”.

  4. SeymourStein

    oddio, va detto che l”ipertrofia’ creativa da bollito in poi è una mezza illusione, le pagine si moltiplicano sì, ma di pari passo con le parentesi puramente politico-teoriche (vedi su lepidezze l’interminabile ‘sfanculare il minotauro’, dove di battute non è che ce ne siano a pacchi)… comunque sì, è un prender tempo “strano”… implicita ammissione di colpevolezza o incredibile coincidenza che sia…..

  5. Pali

    senza dimenticare, se m posso permettere, il danno d’immagine che ha causato questolibro a Giacon. Per essere una graphic novel italiana si è portata a casa un buon volume di vendita. Il problema è il codardino: non ha voluto fare un’apparizione che fosse una per presentare il libro, nemmeno a lucca. questo ci restituisce le proporzioni!!!!!

  6. blackLabel33

    Perchè!? Perchè questo accanimento? Non è un bel libro? E’ vero! Non leggetelo!

  7. SeymourStein

    @pali: davvero ha venduto bene? fonti? se fosse come dici tu, significativo due volte che in giro per la rete non se ne parli… ok le due o tre recensioni di rito, tra l’altro tiepide, parlo di fan, ex fan e lettori comuni…. neanche sul forum non ufficiale a lui dedicato (che ormai è una ghost town, ti si stringe il cuore…)

    @blacklabel: troppo tardi.

  8. Massimo Giacon

    oh la la! Quanta carne al fuoco. Rispondo da diretto interessato ad alcuni punti in ordine sparso.
    No la Quarta Necessità non ha nuociuto alla mia immagine, visto che la cosa che è stata sottolineata nelle scarse recensioni è comunque la perizia grafica, e poi sapete come va in questi frangenti, si cerca di fare meglio con il libro successivo, che non sarà con Daniele.
    Il libro è andato benino, se considerate che Daniele ha deciso di scomparire mediaticamente ormai da un anno, e non solo per la promozione di questo libro ma per tutto quel che riguarda la sua produzione (scritta, teatrale, televisiva) Gli venne proposto di collaborare a Servizio Pubblico di Santoro, e ha rifiutato, non chiedetemi il perché, ma è stata una scelta che non nasconde dietrologie particolari, credo che Daniele voglia star per i cazzi suoi per un po’, posso magari non comprendere appieno questa scelta, ma la rispetto. Io non lo sento da mesi.
    Non ci sono ancora i resi, non è nemmeno passato un anno! Ne sono stampate 3500 copie, ne sono state vendute più di 2000. Non ci saranno le ristampe, il libro continua a vendicchiare meglio di molte altre graphic novels molto meglio promosse, recensite e pubblicizzate, e questo grazie al nome di Luttazzi, mica sono così stupido da pensare che venda grazie a me, certo se non ci fosse stata la questione legata ai plagi e Daniele non fosse scomparso di scena avrebbe venduto di più, ma non penso che un successo editoriale l’avrebbe reso esente da critiche, che ci stanno tutte, e uno le prende per quello che sono scremando le cose che ritiene utili da quelle che ritiene pretestuose (questo almeno se uno non è uno stupido presuntuoso).
    Fare un libro e mettersi in scena è un’atto di coraggio e di umiltà, e non si pretendono le lodi solo per averlo fatto, io ho cercato di metterci del mio e di mettermi al servizio del testo con alcune idee visive, ma in buona parte era già tutto contenuto nel testo. Pensavo da ingenuo che sarebbe stato un libro di successo (quando ho iniziato a disegnarlo), e invece, a parte la soddisfazione di disegnarlo, mi ha portato molta fatica per farlo e molta frustrazione dopo averlo dato alle stampe
    Il libro non voleva essere un libro di Storia, né La Storia del fumetto, ma solo una storia, tutto qui.
    Le parodie fumettistiche (a parte la pagina “a la Crepax”) sono farina del mio sacco, per cui prendetevela con me, che ho sostanzialmente voluto usare il cambio di stile e colorazione per sottolineare i passaggi temporali. Un trucchetto, niente di che.

  9. SeymourStein

    ciao Massimo! grazie per essere intervenuto. parlo a titolo personale: la discussione, fin qui, credo si sia svolta fra appassionati di comicità o comunque fra gente perlopiù interessata al caso luttazzi. nessuno ha attaccato disegni e grafica, che a me sono anzi piaciuti molto. così come la sceneggiatura sarebbe discreta e non una prova mancata, se l’autore non fosse chi sappiamo, se non ci avesse abituato ad altri standard, in parte (massima? non si saprà mai) grazie a invenzioni altrui… era insomma un momento in cui, come hanno osservato in diversi, ai fan superstiti andava dimostrato un tantino di più.

    quando dici che per le parodie dobbiamo “prendercela” con te, forse malinterpreti la frase “Marvel, Crepax, Coconino- quasi a voler dire “sono migliore di voi”, ma con un libro del genere che parodie vuoi fare?”…
    ora, l’autore del post ce lo propone come recensione anonima apparsa altrove…. che sia davvero così o che l’abbia scritta lui, scopriamo con google essere il calco-parodia (“procedimento legittimo” :)) di un commento che trovi qui: http://www.lospaziobianco.it/50594-quarta-necessita-genesi-formazione-mostro-italiano
    o in questo blog: http://laquartanecessita.wordpress.com/

    inciso: su spaziobianco, non so se hai letto, l’autore del commento si spinge a scrivere: “sostenere solo la bravura di Giacon, mentre Luttazzi sarebbe l’inesperto incapace, è un giochetto puerile che evidentemente Luttazzi aveva previsto. La risposta ingenua di Giacon sulla “sceneggiatura schizofrenica” dimostra infatti che Luttazzi gli ha affidato la realizzazione grafica senza spiegargli la struttura del testo, ovvero il tema principale e il gioco fra i temi. Se qualcuno avesse tentato il giochetto Giacon contro Luttazzi, come infatti è accaduto, la pretestuosità dell’attacco sarebbe diventata evidente. E’ Luttazzi ad essere in pieno controllo dall’inizio alla fine.”….. tu che dici? 😀

    detto questo. leggo che altrove c’è chi ti addita come complice morale del “citazionista”…. ecco, per me è un’idiozia di cui non dovresti perdere un minuto a giustificarti. spero non rifletta l’opinione di nessuno, qui.

    mi incuriosiscono due cose che dici: se il libro è andato bene, perché tieni a precisare che il prossimo non sarà con DL? e quando dici che l’entusiasmo delle fasi iniziali è svanito presto, ti riferisci solo alle scarse recensioni e alle polemichette tutto sommato innocue come questa?

    • Può darsi che l’abbiate già capito tutti (nel qual caso farò la figura di quello che arriva con l’ultimo treno) ma mi sembra evidente che John the Walrus, cioé l’autore del commento apologetico sul quale è ricalcata questa recensione, è Luttazzi stesso.

      • SeymourStein

        ci ho pensato… sintassi, (auto)idolatria e il passaggio da “insider” (quello, atroce, di luttazzi in pieno controllo, anche su Massimo) rispondono all’appello, ma con Massimo che dice di essergli amico e gli tributa massima correttezza, anche su questa pagina, diciamo che voglio convincermi del contrario…. ci restituirebbe un’immagine di daniele pessima, ributtante, patologica. fra l’altro non lo sapremmo mai con certezza, per cui non mi dilungherei.

    • Ok, non dilunghiamoci. Limitiamoci a segnalare che esiste almeno un precedente: http://ntvox.blogspot.it/2008/01/giulietta-o-daniele.html

      • SeymourStein

        conosco…. questo, e molti, MOLTI casi simili… ed è una galleria, a percorrerla, con un suo fascino….. ma questo johnthemustard, ripeto, arriva a ridicolizzare Massimo, a dargli dell’imbelle…. perché avrebbe dovuto? troppo tempo passato a inacidire nel suo Overlook Hotel circondato dai pini? farsi terra bruciata attorno è l’unico piacere sopravvissuto? l’intransigenza è decantata in perversione? o è l’insicurezza, che fa sì che depenni chiunque cui possa dover rendere conto? nah…. ripeto, secondo me sbagli.

    • Magari ho letto male, ma non mi sembra che questo John the Warlus ridicolizzi Giacon, e men che meno gli dia dell’imbelle. Al massimo (anzi, al Massimo, ah ah: sono un comico anch’io) lo accusa di aver dato qualche risposta un po’ ingenua nell’intervista in calce alla recensione.

      Per il resto: o John the Warlus è davvero un fan che s’è preso la briga di scrivere una specie di tesi di laurea in semiotica nei commenti di un blog solo per difendere il suo idolo, oppure è Luttazzi stesso sotto falso nome. Quale delle due ipotesi ha più probabilità di essere vera? Lo chiederò al mio amico Occam, appena finisce di farsi la barba col rasoio.

      • SeymourStein

        vabbè, “imbelle” era la parola sbagliata. poco brillante, diciamo. uno a cui luttazzi non avrebbe svelato i “tesori nascosti” nella sceneggiatura ben prevedendo che non ci sarebbe potuto arrivare da solo, e che i suoi interventi sarebbero stati di conseguenza ingenui, svelando così chi dei due era la mente. “E’ luttazzi ad essere in pieno controllo dall’inizio alla fine”: anche sull’amico e collaboratore… bah. se è lui, ha urgente bisogno dell’aiuto di qualcuno.

  10. Massimo Giacon

    Rispondo in breve (spero). Il libro è andato benino, ma non benissimo e il prossimo libro lo farò con Tiziano Scarpa, con cui ho già lavorato in passato (“Amami”, Oscar Mondadori). Il libro non è andato bene per ovvie ragioni : La polemica sui “plagi” è scoppiata a metà lavorazione del libro e ha nuociuto non poco alle vendite, a questo devi aggiungere il fatto che la principale attrazione per le vendite del libro (Daniele), ha deciso di ritirarsi (per il momento) come Greta Garbo, per cui Rizzoli con queste premesse non è interessata a un secondo libro con la nostra coppia. Non penso che Daniele sia un’incapace né un neofita sceneggiatore di fumetti. La sua sceneggiatura, come stesura, note e ritmo, era esemplare, poi la piacevolezza della storia, la comicità, la coerenza , la profondità sono un’altro paio di maniche e dipendono molto dai gusti e dai punti di vista del lettore. Non essendoci ormai più un Brutto e un Bello oggettivi né una critica in grado di definirli nemmeno noi che produciamo “manufatti creativi” siamo in grado di emettere dei giudizi obbiettivi.
    Il mio entusiasmo è calato dopo la pubblicazione non per le polemiche, ma devi capire che dopo quasi due anni di impegno mi aspettavo qualche risultato in più, ma spero andrà meglio in futuro.
    L’articolo di cui sopra è un paciugo copia-incolla di due articoli scritti da altri impastato con il livore di qualcuno che evidentemente aveva amato e apprezzato Daniele, e ora che l’idolo si è infranto si sente un po’ un’amante tradito, e in queste condizioni di spirito qualsiasi cosa uno faccia risulta irritante, meschina, repellente.
    Daniele mi aveva spiegato bene qual era il suo intento e la struttura della sceneggiatura (anche troppo, per le mie abitudini, devo dire che è stato molto presente, quasi vignetta per vignetta, se pure a distanza).
    Il libro parte da un racconto che Daniele voleva che illustrassi, io ho proposto di trasformarlo in una sceneggiatura più estesa per una graphic novel. Lui ha aderito con entusiasmo, ma non voleva che diventasse un libro necessariamente comico, in effetti c’è un po’ di tutto… Il risultato può essere altalenante, ma ogni tanto bisogna provare delle strade diverse, anche se non portano da nessuna parte , anche se portano in percorsi sbagliati. Insomma ci si prova, a volte si riesce negli intenti, a volte no, fa parte del bagaglio artistico.

  11. gionas_led

    Come prima cosa giù il cappello davanti a Massimo Giacon. Un professionista che risponde, replica e discute le sue scelte con il pubblico. Una cosa non da poco.
    Sono molti gli spazi sul web dove viene portata avanti l’accusa a Luttazzi parlando anche del libro in questione. Trovo assurdo e inspiegabile che Massimo non intervenga per difendersi in maniera definitiva. Ho letto molte recesioni positive sul suo libro, ma sempre in relazione ai disegni, al suo lavoro. Mai una parola positiva è stata spesa per la pessima sceneggiatura di Daniele. Non capisco perchè Giacon si presti a questo. Perchè non prenda una posizione, del resto lui è un professionista, non un ragazzino. E’ uno che ha lavorato sodo per cesellare una graphic novel di tutto rispetto (se si esclude la storia) che ora si vede smandrappato da tutti perchè ha associato il suo nome ad un artista ormai alla frutta come Daniele.
    Ma lui (Giacon) che colpa ne ha? Diamo tutti per scontato che, siccome si è trovato in mezzo a questa storia, dovesse per forza sapere delle squallide viagliaccate di Daniele. Ma perchè un professionista che fa un lavoro onesto con un altro professionista, che poi si rivela disonesto, deve necessariamente essere complice?
    Certo è, che se non prende le distanze in maniera netta, continuerà a prestare la spalluccia a chi sostiene questa tesi.
    — Questo avevo in testa da giorni, poi ho letto gli interventi puntuali di Massimo su questo blog, che in parte rispondono alle mie perplessità. Ancora un nodo però: l’ambiguità. Parlavo prima del prendere le distanze, artisticamente, da Luttazzi. Ovviamente uno è libero di farlo privatamente, non dev’essere per forza messo tutto in piazza. Però perchè per esempio continuare (anche nell’ultimo post di Giacon) a parlare della “polemica” plagi? Lo trovo ingenuo: o non ne parli oppure, quantomeno, parli dei dati di fatto senza distorsioni. La “polemica plagi”? E la “presunta strage di Ustica”? Il “caso plagi”, ben circostanziato e la relativa “fuga” di Luttazzi sono dati di fatto. “ha deciso di ritirarsi come Greta Garbo”, la Garbo si è ritirata dopo un’insuccesso. Luttazzi era al top della sua carriera, la sua scomparsa era dovuta, non una scelta.
    Perchè quest’ambiguità?

  12. Massimo Giacon

    vabbè, in altri forum ho spiegato che l’abiura in pubblico non mi piace e mi sembra veramente ingenerosa nei confronti di Daniele, che è un amico, e con gli amici non si fa. Non è una questione di vigliaccheria, tenete presente che sarebbe anche molto facile cavalcare l’onda e prendere le distanze, per cui nessuna ambiguità, ma coerenza, d’altra parte penso sarebbe veramente squallido dichiarare che ho fatto questa graphic novel consapevole che la sceneggiatura era una schifezza ma calcolando che comunque con Daniele Luttazzi sarebbe stato un successo. Come spesso accade uno cerca di far del proprio meglio, ma non è detto che nonostante l’impegno il risultato sia buono. Io vi posso assicurare che Daniele si è impegnato molto, poi non sono così presuntuoso da pensare che chi critica è un ignorante che non capisce niente, sono delle critiche a volte livorose, a volte no, a volte intelligenti, a volte inquinate da preconcetti, ma se non fossimo preparati alle critiche faremmo un altro mestiere. Ribadisco solo una cosa, non chiedetemi di scindere il testo dal disegno, perché non avrei disegnato così se non ci fosse stata questa sceneggiatura, poi, se devo parlare del mio, nemmeno io sono mai soddisfatto completamente del disegno, e rifarei un sacco di cose, ma non bisogna rotolarsi troppo nel passato e pensare al futuro.

  13. Massimo Giacon

    per provare a dare una risposta definitiva sulla questione: che ne penso dei plagi?
    La questione plagi è esplosa mentre ero a pagina 50 della “Quarta necessità”, e io e Simone Romani di Rcs Lizard ci siamo congelati e detti “e adesso?” Abbiamo pensato ingenuamente e cinicamente che se la polemica andava avanti comunque sarebbe servita per vendere il libro e abbiamo perseverato.
    Certo, Daniele poteva adottare la difesa Craxi “lo fanno tutti”, come ha fatto Crozza, ma non aveva due trasmissioni televisive di successo da utilizzare, i quotidiani di grande diffusione lo odiano, i partiti politici pure. In fondo Crozza fa lo stesso sistematicamente, e utilizzando battute di comici ben peggiori di Carlin, ma siccome è tanto simpatico e ha fatto mea culpa in pubblico con un sorriso nessuno ha battuto ciglio. Daniele invece è veramente difficile e diverso dagli altri comici, e ha fatto di tutto per non ingraziarsi nessuno, proprio come il suo mito Lenny Bruce.

  14. dottord

    Vorrei precisare che se il libro non mi ha entusiasmato è per una questione di struttura narrativa (o meglio, di assenza della stessa). I disegni di Giacon, e non lo dico perché è qui con noi, li ho trovati favolosi.

  15. SeymourStein

    ribadisco che a mio parere Massimo non ha bisogno di “difendersi”…. né necessariamente di schierarsi (anche se gionas_led sembra pensarla a riguardo come luttazzi stesso, uno per cui chi in TV non dichiara la propria posizione politica è immancabilmente un paraculo). tanto più che, come dice, il bubbone è scoppiato *durante* la lavorazione…. info che consente di mettere a fuoco ipotesi e congetture: questo, di fatto, non è il lavoro con cui luttazzi ha inteso “rifarsi vivo”, e non gli va quindi assegnato il compito di farne rivalutare l’autore. per questo andrà atteso il prossimo eventuale libro, o spettacolo. sarà quello il proverbiale, critico “comeback”.

    (lato negativo della rivelazione: se luttazzi ha scritto questa sceneggiatura *prima* dello scandalo, non è da escludere pulluli di calchi come i lavori precedenti.)

  16. La mia posizione pubblica è: non si contribuisce a sparare merda contro gli amici in momenti difficili, e mi sembra basti così. E’ una posizione paracula? Per quanto riguarda i calchi nel libro io non ne ho trovati, ma a esser sincero non li ho nemmeno cercati, anche perchè non si può vivere così.

    • Pinuz

      Grande Massimo! 🙂

    • bansky22

      Un amico commette una serie di reati e comunque si macchia commettendo oscenità immorali. Prendere le distanze pubblicamente non è “spalare merda” ma onestà intellettuale. Il meccanismo per il quale- lui è colpevole, ma siccome è un amico io non prendo posizione- non è paraculaggine. E’ un bacillo mafioso inoculato. Ovviamente, e lo dico perchè nutro il massimo rispetto nei confronti di Giacon, non parlo delle stragi, parlo di un modo di pensare. Un sistema in cui “l’amicizia” supera i valori fondamentali. That’s our penisola. Non è questo il caso di Giacon, ma questa è l’immagine che ne viene fuori, se non prende una posizione chiara “per non spalare merda”.
      storiellina:
      Disse il carabiniere, che dopo un inseguimento e una sparatoria, aveva appena acciuffato un pericoloso criminale: “non l’ho ammanettato, era così affaticato”.

  17. SeymourStein

    ah guarda, per me non lo era particolarmente neppure quella del fabiovolo equidistante (detestabile, come no, ma per altre ragioni)… è luttazzi ad averne cavato fuori un paragrafo in Lepidezze. 🙂

  18. gerogerigegege

    Grazie a Massimo per aver integrato il discorso. Un appunto, per nulla inedito e che non richiede risposta: non è tanto il fatto che Daniele s’è inimicato il Mondo con l’intransigenza delle sue opinioni (e qui il parallelo con Bruce regge), ad aver pesato ulteriormente nel 2010 (ricordo che a occuparsi della vicenda furono soprattutto testate di sinistra, L’Unità in testa. Daniele un reprobo a L’Unità?), quanto le ridicole spiegazioni addotte, e l’arroganza da genio incompreso che le informava ( http://danieleluttazzi.blogspot.it/ ). Qui Bruce c’entra pochino. Anche un “lo fanno tutti”, d’altro canto, avrebbe stonato: il caso Luttazzi è unico, per gravità (numero dei “prestiti”; natura degli stessi – talvolta non si parla di battute, ma di intere routine; numero di comici saccheggiati, etc.), nel panorama della comicità mondiale contemporanea. C’era, semmai, da scusarsi, foss’anche solo coi depredati. Aggiungo, a beneficio di nessuno in particolare, che di “prestiti” continuano a emergerne. Più che altro a opera di appassionati di umorismo, come me, che ci si imbattono casualmente studiando gli autori originali. Fine dell’appunto.

  19. Pinuz

    Luttazzi non fa ridere. Per questo riempiono i teatri, perchè la gente dice: “stasera non mi va di ridere, andiamo a vedere Luttazzi?”

    Come al solito., l’anonimo accusatore, non coglie il significato della sua opera. E non c’è bisogno di controbattere perchè le accuse a Luttazzi si contraddicono e si confutano da sole, e alla fine il tempo darà ragione a lui.

    • SeymourStein

      quello se si è detto e ribadito, mi sembra, è che luttazzi *in questo libro* non faccia ridere…. e che altrove ci sia riuscito grazie al contributo di comici di ben altra caratura…. è quest’ultima l’accusa che dici si confuterebbe da sola? no, non lo fa. regge anzi egregiamente da due annetti. 🙂 ciao!

    • Luttazzi non fa ridere. I suoi testi (sorvoliamo sullo spinoso problema posto da quel “suoi”) fanno ridere: lui no. Non ha né il carisma, le capacità interpretative, né la presenza scenica del bravo cabarettista (o, come va di moda dire adesso, dello “stand up comedian”, che è la stessa cosa ma così suona più fico)

      • gerogerigegege

        Diciamo meglio. Luttazzi FA ridere. A teatro l’ho visto cinque volte, e che il pubblico il più delle volte si spanciasse è verissimo. Luttazzi fa ridere: un pubblico italiano. Per il quale Luttazzi è stato per anni l’unico esempio reperibile di stand-up all’americana. Un Luttazzi con repertorio proprio e la stessa delivery, oltreoceano, non durerebbe una sera.

      • gerogerigegege

        E non è neppure solo un fatto di delivery, c’è pure il fatto che il suo è un personaggio privo di profondità. Luttazzi è uno che sale sul palco e dice battute. Negli USA gli farebbero notare che dopo Bob Hope c’è stato dell’altro. Gente con gli sci di ultimo tipo. (E non è un caso, peraltro, che le sue dissertazioni sulla legittimità dello “scambio” di materiale arrivino fresche dall’epoca di Hope, quando in effetti ci si limitava a joke e storielle intercambiabili. Quando lo stand-up non era fatto di materiale “sentito”, psicologicamente gravido, pieno dell’umanità e delle sbavature che lo rendono grande da Bruce in poi.)

      • dottord

        A questo punto però mi piacerebbe sapere che differenza c’è tra lo stand up all’americana e l’italianissimo cabaret (non parlo di contenuti più o meno oltraggiosi o dirompenti, ma proprio di stile) perché io non ne vedo.

      • gerogerigegege

        Potenzialmente sarebbero la stessa cosa, ma lo “stand-up all’americana” gode di tutti i vantaggi di un genere mai considerato minore e di svelto consumo; un genere su cui si è lavorato, su cui pesa una tradizione rilevantissima, che ne fa oggetto letterario e non cazzeggio Zelighiano (o Spinoziano). E quindi maggior senso della struttura, maggior perizia del comedian nel delineare il proprio personaggio. E poi i contenuti, che non puoi tralasciare: più dirompenti, sì, ma anche mediamente più dotti. Luttazzi in Italia era il solo a stupire con questi “effetti speciali” (e, naturalmente, con le non poche idee altrui prelevate di peso): non c’era competizione.
        Oltreoceano, invece, avrebbe giocato ad armi pari. E fra parole mangiate, l’uso ridicolo del leggìo e una recitazione a macchinetta, stile pagina di libro imparata a memoria (“una critica, anche ostile, è valida solo se illustrata da esempi”: vedi allora la routine “Aldo e Verusca” in Bollito Misto: terribile. O il monologo introduttivo della prima puntata di Decameron: a un certo punto addirittura si ferma, come non ricordasse il prosieguo della frase. Succede anche qui: https://www.youtube.com/watch?v=XNYQSvQ4qy0 , min. 6.26); fra tutte ‘ste cose, e senza considerare che avrebbe dovuto avvalersi di un repertorio tutto suo, beh, sospetto che per lui sarebbe andata diversamente.

      • gerogerigegege

        Integro la mia penultima osservazione, esplicitando un’ovvietà: il personaggio-Luttazzi manca di profondità anche (soprattutto? esclusivamente?) per via delle numerose battute copiate. Nell’introduzione ai tre libri di Allen che tradusse per Bompiani, Luttazzi distingue fra due maschere comiche principali, lo Schlemiel e lo Schlimazel: il primo è l’imbranato, il secondo la vittima dell’imbranato, “degli eventi e del destino”. Allen, conclude, appartiene a quest’ultima categoria. E lui (Luttazzi), pure. (Questo l’ha aggiunto altrove, non ricordo in che occasione.) Vero, in parte. Ma è facile notare come in diverse battute Luttazzi cambi maschera, e diventi inequivocabilmente, di punto in bianco, l’imbranato, lo Schlemiel: e spesso, semplicemente, è perché a uno Schlemiel le ha prese. Vedi, su tutti, Emo Philips.

  20. gerogerigegege

    Scambio di battute interessante anche qui: http://linus.net/2012/01/fumetti-di-michele-r-serra-11/

  21. piccolo lord

    davvero non capisco. è incredibile che ci siano una manica di ultra nerd ossessionati da questa cosa.
    La stampa, i colleghi, gli amici, i “soci” di Luttazzi. Tutti sanno già esattamente cos’è successo. Lui continuerà a negare, probabilmente è riuscito a convincere anche sè stesso. Però cosa cambia?
    Volete tagliare la testa al toro? Telefonate alla Just in time management e chiedete che fine ha fatto il tour di Luttazzi-musicista. Olè.

    • gerogerigegege

      Nah. Non sono poi così ossessionato. Poi non vedo che c’entri il Luttazzi-musicista. Vuoi spiegarcelo tu?

    • In realtà il tour di Luttazzi musicista era uno spettacolo comico con elementi musicali, quindi c’entra. E sì, questa storia di ascesa e declino è veramente appassionante.

    • gerogerigegege

      Non proprio. A quanto ne so, “Songbook” è partito come show esclusivamente musicale. Data la risposta del pubblico, tra il confuso e il tiepido, di comico gli fu poi allegato un prologo (il monologo sulle tre fasi dell’inculata, se non vado errato) e un epilogo (una serie di “ultime notizie”): parti comunque non inedite, prese da monologhi già esistenti. Per cui continuo a non vedere che c’entri.
      P.S.: la risposta del pubblico lo è poi rimasta, fra il confuso e il tiepido.

    • C’entra solo marginalmente col tema della discussione, ma mi ha colpito quest’intervento:

      http://www.agoravox.it/?page=article&id_article=11353

    • SeymourStein

      “Il concerto e’ totalmente in inglese e praticamente nessuno ha capito una mazza”… credo, a onor del vero, che la maggior parte delle reazioni negative venisse dal fatto che la gente si aspettava uno spettacolo comico. a me, devo ammetterlo, i suoi due dischi non dispiacciono (anche se concordo sulla voce, nasale più che stridula). certo, il rischio è di scoprire che la “caccia al tesoro” si estendeva anche a quelli…
      …. però sono curioso: piccolo lord, cosa intendevi con “Telefonate alla Just in time management e chiedete che fine ha fatto il tour di Luttazzi-musicista”?

    • gerogerigegege

      A me fece molto ridere quando, alle soglie di “Songbook”, si dichiarò pioniere della New Disco. “Temi sociali e temi scabrosi esplorati a ritmo di musica dance. Perché la rivoluzione dovrà essere fatta divertendosi”. Quasi a voler nobilitare a posteriori una manciata di canzoni discrete, tutto sommato prescindibili, con la glassa del genio impegnato.
      (Mi ricorda l’intervista per il Mucchio in cui Scanzi gli chiede conto degli spot fatti per Telecom, e lui replica che su Telecom ha in seguito fatto un monologo, “Rebecca”; come a dire: “Telecom, poi, l’ho avversata”. “Rebecca”, lo dico per i profani, è il nome che Luttazzi appioppa alla trascrizione del monologo teatrale “Barracuda” nel libro “Benvenuti in Italia”. E in “Rebecca” c’è effettivamente una sezione con dentro un telefono. Compito per casa: rileggere quella sezione (magari direttamente in libreria: pgg. 177-182), riconsiderare la definizione “monologo (antagonista) su Telecom”.)

      “Temi sociali e temi scabrosi esplorati a ritmo di musica dance. Perché la rivoluzione dovrà essere fatta divertendosi”. Definizione che tralascia alcune cose: 1) il 60% del repertorio non era di genere disco, 2) l’80% dei testi non trattava temi sociali, scabrosi o rivoluzionari, 3) “pioniere”, sì, ma per chi non ha mai sentito parlare di David Byrne.

      Scusate la digressione. In generale siamo fuori tema: se Piccolo Lord non vuol condividere altri dettagli, tornerei a “La Quarta Necessità”.

    • SeymourStein

      OT ma non del tutto, l’aneddoto del monologo su telecom è interessante (ricordo bene la routine col dottor catafalco) e fa sempre parte della narrazione autoincensante a sottilmente fuorviante che luttazzi negli anni ha dato di sé… riporto lo stralcio di intervista in questione:

      Scanzi: C’è un’unica cosa per cui Grillo ti ha contestato.
      DL: Lo spot Telecom, lo so. Lui ha fatto pubblicità per la Yomo, quindi sa benissimo come funzionano i contratti. Io ero testimonial della Telecom, quindi non potevo fare battute su di loro. Molto semplice. Oltretutto, io faccio battute su cose che so per conoscenza diretta, non perché “ho sentito dire che”. Nell’ultimo libro, su Telecom ho però fatto un monologo, Rebecca.

      il sottotesto, come dice gerogerigegege, è appunto “su telecom ho fatto satira”, presumibilmente su cose precise, “apprese per conoscenza diretta”… invece è una routine surreale su di lui che si scopa un telefono che finisce col pinzargli le palle perché è indietro con le bollette. comunque sì, detto questo cambierei discorso.

  22. bansky22

    Certo, sembra tutto molto scontato ma, evidentemente, questa precisazione va fatta.
    Luttazzi è stato testimonial Telecom, come tutti sanno i motivi che portano un personaggio pubblico a prestare il suo volto per un prodotto sono meramente economici. Il “lavoro” di testimonial è il profitto più facile del mondo: minimo investimento, massima resa. La tentazione è forte, ma non c’è nulla di male se il tutto viene fatto con dignità. Il denaro ricavato dal testimonial procura benessere e quindi “piacere” in certi termini. Il “benessere” apportato nasconde spesso delle “tagliole” contrattuali. Queste solitamente appaiono a metà del percorso, se vuoi mantenere questo benessere devi sottostare a queste regole, altrimenti la tagliola si chiude.
    Ora, grazie ad una voce suadente un uomo viene tratto in inganno, il telefono diventa oggetto di desiderio sessuale e sul più bello (a benessere raggiunto ma non ultimato) una tagliola gli pinza le palle: o paghi oppure te le taglio.
    Serve spiegare altro?
    Se non sappiamo nulla ci godiamo la routine surreale, se conosciamo la storia Luttazzi-Telecom (http://archiviostorico.corriere.it/2001/febbraio/13/Telecom_tiene_stretto_Luttazzi_spot_co_0_0102138979.shtml) ridiamo due volte. Se a questo aggiungiamo che Luttazzi è romagnolo non smettiamo più.

    Luttazzi con un pezzo del genere racconta molto di più di una semplice storiella surreale con epilogo divertente. Ma questo già lo si sapeva.

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